Fraternità e Amicizia Società Cooperativa Sociale Onlus

VERSO IL FUTURO: NUOVE TECNOLOGIE E COMPETENZE EDUCATIVE

Un approccio innovativo grazie al Progetto Tecnologica Mentis

di Roberto Cerabolini e Raffaello Arnaud

(dal n. 41 de I Sogni di Cristallo

La collaborazione tra la Cooperativa Sociale Fraternità e Amicizia e il Politecnico di Milano ci porta a sperimentare nuovi approcci di intervento attraverso tecnologie interattive messe a punto dai ricercatori in Ingegneria Informatica dell’I3Lab, diretto dalla prof.ssa Franca Garzotto.

Attraverso procedure personalizzate vengono proposte esperienze e stimoli funzionali ai bisogni di ciascun individuo. L’obiettivo è quello di offrire esperienze formative efficaci, economicamente sostenibili, a un numero crescente di persone con disabilità, per accompagnarle in un percorso di crescita personale e di acquisizione di maggiori autonomie. A questo serve il progetto SmartLab, che abbiamo presentato sul portale di Aviva Community Fund, raccogliendo molti consensi.
Il nostro approccio valorizza quanto il soggetto è in grado di fare e, partendo da questo, lo aiuta a rimodellarsi in base a ciò di cui ha bisogno. Con questo articolo cerchiamo di spiegarci attraverso un esempio tratto dall’esperienza di D., un ragazzo del Centro Educativo Integrato.

D. ha cominciato, come gli altri ragazzi della sua classe, a lavorare sul potenziamento cognitivo con l’ausilio del tablet. In tal modo, grazie alla varietà delle esperienze a disposizione, ha trovato un mezzo capace di non sottoporlo eccessivamente alla frustrazione legata alla sua problematica (disprassia), che lo mette a disagio quando serve un’adeguata manualità. Tuttavia, di fronte ai compiti di natura visuo-spaziale previsti dal programma Wayz, che richiede precisione nell’esecuzione del tratto sullo schermo, D. ha manifestato presto una reazione di chiusura, come risposta alla frustrazione, portandolo a rispondere alle richieste spinto solo dalla evidente volontà di compiacere l’operatore piuttosto che dal desiderio di migliorare la propria esecuzione. Le sue prestazioni non hanno denotato alcun segno di apprendimento, e perciò si è ritenuto di proporgli un diverso programma, Reflex.
Esso propone di riprodurre configurazioni mostrate al video disponendo oggetti forniti.

Attenzione alla relazione

La prima seduta con Reflex non ha tuttavia prodotto alcun risultato. Alla fine dell’intervento è stata spiegata alla madre la difficoltà mostrata dal figlio nel comprendere il meccanismo di riproduzione di un compito presentato sullo schermo. D. – apparentemente distratto – ha avuto modo di ascoltare la conversazione, nella quale la madre ha riferito che in un solo caso il figlio aveva riprodotto qualcosa con un procedimento simile: quando, da bambino, aveva disegnato il volto di Winnie the Pooh seguendo le indicazioni che venivano fornite da una voce-guida al termine di un cartone animato.
Per l’intervento individuale della settimana successiva, la madre ha portato dei post-it sui quali a casa D. aveva riprodotto spontaneamente lo stesso disegno di cui avevamo parlato la settimana precedente. Questo ha impressionato tutti, perché D. è di solito introiettato e chiuso, a fronte dell’alto livello di frustrazione relazionale conseguente alla sua incapacità di utilizzare il linguaggio verbale. La nostra interpretazione di questa reminiscenza è stata lineare: con quel gesto significativo D. ci stava dicendo che quella sua risorsa non era persa, ma solo sopita dietro la sua chiusura sociale. Da quel momento Reflex è diventato lo strumento principale di presentazione di esercizi di potenziamento cognitivo nei nostri interventi con lui. Nonostante le difficoltà di trovare il giusto grado di difficoltà degli esercizi proposti, egli ci aveva aiutato a guardare al di là dell’apparente suo distacco dall’impegno nelle attività cognitive. Dunque la capacità di aspettare e il saper cogliere i segni che – anche inaspettatamente – ci giungono nella relazione con un ragazzo costituiscono un principio basilare del nostro modo di procedere. Vedremo nel prossimo numero del giornale come.

(dal n. 42 de I Sogni di Cristallo

Proseguendo il racconto dell’esperienza di Dario, precisiamo che la prima volta che si è stata riproposta l’applicazione “Reflex” a D., la sua modalità passiva-aggressiva di reagire alla difficoltà è stata il muro iniziale da affrontare: avevamo selezionato 3 compiti che ritenevamo da lui risolvibili, i quali presupponevano la sola capacità di riconoscimento di un’immagine da riproporre nel campo di lavoro. Per rendere l’attività maggiormente interessante si è proposto a D. un premio che era già risultato funzionale in precedenza: il rinforzo alimentare (cioccolatino) pare essere una delle spinte motivazionali più potenti e semplici per lui. Tuttavia D. è parso resistente alla presentazione dell’applicazione per la prima mezz’ora, quasi a voler testare con il suo atteggiamento resistente la pazienza dell’operatore a proseguire.  Quando questi ha raggiunto il limite di pazienza, anziché rinunciare alla presentazione del compito ha deciso di provare un’ultima strategia: selezionando l’esercizio più difficile della progressione didattica dedicata alle forme composite, ha risolto egli stesso il compito presentato, sotto lo sguardo attento di Dario; quindi, raggiunto l’obiettivo, ha preso il cioccolatino e l’ha mangiato di fronte al ragazzo, mostrando somma soddisfazione. Questa azione ha smosso visibilmente D., che immediatamente ha preso in mano la figura relativa al cluster selezionato per lui (un triangolo azzurro da posizionare con la punta verso il basso, nel centro dello spazio di lavoro). L’operatore a quel punto ha provato a riproporre il compito e D. ha disposto il triangolo nella posizione corretta in pochi secondi. Quindi ha preso il cioccolatino e se lo è mangiato con evidente compiacimento.

Raggiunto questo risultato, si è deciso di proseguire nella presentazione dei cluster selezionati in precedenza, sottoponendo a D. un compito di riconoscimento uditivo (l’abbaiare di un cane) da associare ad un’immagine da selezionare tra tre diverse (un gatto, una giraffa e un cane). La presentazione è stata nuovamente associata al rinforzo del cioccolatino. D. ha inizialmente studiato la situazione, rimanendo in uno stato di attesa. L’operatore ha più volte ripetuto le indicazioni verbali del compito. Il ragazzo, dopo aver guardato più volte l’operatore in alternanza al campo di lavoro, si è infine avvicinato al tavolo e ha esaminato tutte le figure in successione fino a trovare quella corretta; grazie al risultato ha ottenuto nuovamente il cioccolatino, con visibile soddisfazione. A questo punto la sessione è stata interrotta, per evitare un sovraccarico di stimolo che avrebbe potuto provocare una chiusura.

Questa sessione di lavoro con D. è interessante, perché oltre ad aver saputo trarre il ragazzo fuori dalla sua dimensione di chiusura e isolamento, ha messo in evidenza sia le risorse residue sulle quali può essere elaborato un progetto ad hoc, sia un deficit nell’integrazione tra funzione uditiva e funzione visiva, che probabilmente lo ostacola nell’esecuzione di compiti anche molto semplici nella vita quotidiana, esponendolo ad un livello di frustrazione che incrementa probabilmente la sua introiezione e chiusura sociale.
L’esperienza condotta illustra le potenzialità di avvalersi di strumenti tecnologici anche con persone con un livello di funzionalità cognitiva molto compromesso, offrendo loro la possibilità di organizzare le capacità residue con successo, di rinforzare l’autostima e utilizzare il canale cognitivo per aprire nuove connessioni relazionali e sociali.

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