Fraternità e Amicizia Società Cooperativa Sociale Onlus

Un racconto autobiografico

Io, Enzo Marafioti
“VI RACCONTO LA MIA STORIA…”
Una vita alla ricerca della propria vita

Raccontarsi è innanzitutto un atto di coraggio. Non è facile parlare di sé stessi, soprattutto quando non si vogliono celebrare i propri successi. Quella che presentiamo qui è una storia dura, difficile da narrare e forse anche da leggere. Impietosamente Enzo si racconta, affidando all’ascolto del counselor Marco Mancini il suo personale percorso di redenzione. Nessun sentimentalismo, l’occhio è impietoso e tutt’altro che benevolo. Se a questa vicenda (che, vi anticipiamo, è a lieto fine) occorresse una chiosa, ci piacerebbe fosse questo brano (tratto dal ritornello di una canzone di Fiorella Mannoia):
“… che sia benedetta / per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta /
per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta /
e siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta /
tenersela stretta…”
E grazie, Enzo, per il tuo coraggio…

La mia, sino a poco tempo addietro, è stata una vita alquanto turbolenta, fatta di alti e bassi ma soprattutto bassi. Sin da piccolo mostravo comportamenti cosiddetti antisociali poiché cercavo sempre e in ogni modo di distinguermi dal gruppo, creandomi così un mondo a parte, fantastico e abitato da leoni, foreste e giganti. Era la mia fuga da una famiglia alquanto complicata. Mio padre era un uomo duro e violento che imponeva la sua volontà senza margini di discussione e confronto; mia madre era una donna mite ed a lui sottomessa. Solo oggi mi rendo conto di averle voluto bene ma di non essere stato capace di dimostrarglielo.

Mio fratello più grande era un tipo caparbio e con lui non andavo d’accordo anche se conservo qualche bel ricordo. L’altro fratello, sempre più grande di me, era un ragazzo problematico e lo ricordo sempre in cerca di lavoro, ma so che mi ha voluto bene. Oggi mi restano solo le mie due sorelle, ma di loro vi parlerò poi. Prima è morto mio padre, e per lui non ho versato neppure una lacrima, poi mia madre, infine i miei due fratelli.

Disegni realizzati da Enzo durante il suo percorso

A sei anni entro in collegio e ci rimarrò sino all’età di tredici. Di quegli anni ricordo una grande solitudine e un doloroso senso di abbandono affettivo. Andavo a scuola, studiavo e giocavo a pallone come portiere. A tredici anni, alla vigilia di Natale, lo ricordo come se fosse ieri, mio fratello Franco mi viene a trovare annunciandomi che sarei tornato a casa: fu una gioia immensa. In realtà la mia casa sarebbe stata quella di mio fratello e starò assieme alla sua famiglia (sua moglie e i suoi tre figli) sino a diciassette anni. Questo periodo lo ricordo con una certa serenità ma ho ben presenti anche le mie tante imprudenze e i piccoli continui furti. Così a soli diciassette anni mi ritrovo in una comunità per minori e qui ci rimarrò sino alla chiamata di leva. Altro periodo difficile poiché dopo pochi mesi mi spediscono agli arresti per insubordinazione e per atti di nonnismo estremo. Ho un carattere egocentrico, aggressivo, non accetto alcuna regola.

Tornato a casa dei miei genitori ha inizio un lungo calvario tra droghe, alcol e reati. Finisco in carcere per otto anni e anche all’ospedale giudiziario di Montelupo. Anni di angoscia: ogni colloquio una ferita aperta, anche sul mio corpo poiché mi tagliavo con una lametta per contenere la rabbia. Nel frattempo, tra un carcere e l’altro, un processo e l’altro, i miei genitori si separano e io vivo con mia madre, prima a Genova poi a Milano. Continuo le mie giornate da sbandato cercando di fare qualche lavoro che puntualmente perdo per il mio carattere. In questo periodo accade il fattaccio, di cui ho solo vaghi ricordi. Mi ritrovo coinvolto in una rissa e vengo colpito alla testa da una bottigliata. Rimango in coma per più giorni, in bilico tra la vita e la morte, poi una lunga riabilitazione che mi consente di riacquistare l’uso delle gambe, sia pure con una certa insicurezza e scarso equilibrio, che mi accompagnano tutt’oggi. Di quel periodo ricordo le ripetute fughe dall’ospedale per cercare sigarette (il fumo purtroppo è una delle mie ossessioni).

Alla morte di mia madre vado a vivere da mia sorella Rita. Una convivenza difficile, piena di tensioni, anche se in lei avverto un certo affetto verso di me. Non trascorre giorno senza che Rita mi minacci di sbattermi fuori casa, lasciandomi in mezzo a una strada, anche a causa dei miei comportamenti condizionati da un profondo malessere. Nel frattempo devo affrontare processi per vecchi reati e una denuncia per aggressione da parte di mia sorella stessa. Per un periodo di tempo vengo “palleggiato” tra le mie sorelle ed è chiaro che per loro sono molto ingombrante.

Nel 2011 finalmente incomincio a vedere una via d’uscita, incontro Fraternità e Amicizia e soprattutto un operatore, Marco, che da allora comincerà a starmi vicino in tutte le mie nuove esperienze. Frequento questo operatore più volte alla settimana, gli racconto la mia vita, nasce prima un rapporto di fiducia poi uno di amicizia che prosegue nel tempo e anche oggi per me rappresenta un punto di riferimento importante. Nel frattempo F&A, anche grazie a Sara, mi aiuta a cercare una comunità che possa accogliermi lasciando la casa di mia sorella dove si respira un clima sempre più pesante. Passano diversi mesi, ma non mi sento più solo e in guerra con il mondo, sino a quando si libera un posto nella comunità di Rozzano, l’Impronta.

Inizia così una nuova vita, anche se non mancano le difficoltà. Stare in comunità rappresenta una crescita importante ma talvolta le cose si complicano: non mi sento sempre ascoltato, vorrei avere maggiori disponibilità economiche, non ho dei veri amici. Inoltre anche il mio corpo non mi aiuta, cammino con maggiore difficoltà e soprattutto fatico a ricordarmi le cose, anche le più semplici, quelle appena dette…forse mi sta tradendo la memoria breve. In F&A trascorro la maggior parte del mio tempo, spesso piacevolmente poiché svolgo attività interessanti, ad esempio il mandala, il laboratorio di cucina (è bello preparare dolci insieme a Silvia), psicologia di gruppo e soprattutto le uscite culturali con il Centro riflessi di vita. Questo gruppo mi piace particolarmente poiché mi ha fatto scoprire un mondo che mi appassiona, quello dell’arte, che nella mia vita avevo sempre snobbato poiché ero immerso in un mondo sbagliato, i miei interessi di allora infatti erano solo il fumo, l’alcol, le droghe e i soldi. Ho ritrovato anche l’affetto delle mie sorelle che talvolta mi ospitano e da loro trovo un ambiente più sereno e piacevole.

Oggi mi sento una persona diversa, non assumo più sostanze, sono diventato astemio, non commetto più reati e guardo il mondo in un modo diverso, con più fiducia e nuovi interessi, ad esempio l’arte, anche grazie alla passione e disponibilità di Veronica. Certo, alcune difficoltà rimangono ma so di poterle affrontare con accanto delle persone che si interessano del mio benessere e che mi vogliono bene. Non sono più solo. Non voglio più ritrovarmi solo.

Approfitto di questa occasione per ringraziare in modo particolare alcuni operatori, soprattutto per la loro pazienza: Giancarlo, in particolare, ma anche Chiara, Veronica, Filomena, Sara, Andrea…per Marco il discorso è a parte. Ricordo con affetto anche tanti compagni di F&A con i quali condivido le mie attività.

Il racconto di Enzo è pubblicato sul n° 44 de “I Sogni di Cristallo

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