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La bellezza che ci salverà

In Redazione, ragionando non solo di calcio

Proseguiamo a pubblicare contributi della redazione de I Sogni di Cristallo, gruppo di persone con disabilità dei vari Servizi della Cooperativa. Vanno letti come rappresentazioni del clima e delle emozioni che caratterizzano gli incontri settimanali in cui s svolge il lavoro dei nostri speciali redattori: Alessandro Boarino, Matteo Casali, Antonio Di Fazio, Marco Miragoli, Federico Negri, Gabriele Quiroli, Max Rovellini, Fulvio Vella

 


Alla sera al caffè con gli amici / Si parlava di donne e motori
Si diceva: “Son gioie e dolori” / Lui piangeva e parlava di te
                                                                                Bruno Lauzi, Il poeta

I nostri pomeriggi del giovedì no, non cominciano così… d’altronde mica siamo al bar.
Ma di copie della Gazza qui in sede ne girano almeno tre tutti i giorni, perciò iniziare col calcio è quasi d’obbligo. E non c’è niente di più piacevole che parlare di pallone quando di partite in tv ce n’è col contagocce. È il bello del calciomercato, signori: una fiera dei sogni alla quale l’iscrizione è gratuita, e dove si parla di milioni come se le squadre fossero di nostra proprietà, e i soldi pure.
D’altronde, il calcio è appartenenza, strana e laicissima sacralità (quando si dice che sia una religione, beh, non è un semplice modo di dire) che pare funzionare anche in tempi di rarefatte certezze come questi di inizio millennio.

Dato a Cesare quel che è di Cesare (e alla dea Eupalla quanto gli spetta) andiamo oltre.
Da dove ripartiamo? Il nostro capo-redattore è preparato: “Dalla bellezza!”. Dalla cartelletta scivolano fuori una manciata di articoli: di certo, non ce la faremo a leggerli tutti.
“E’ vero, lo dice anche il grande scrittore che la bellezza salverà il mondo”. Tutti conosciamo la frase, ma… no, sinceramente no, Dostoevskij non l’abbiamo letto.
Eppure siamo letteralmente circondati dalla bellezza sin dall’antichità: “Voi che avete peregrinato per molte diverse terre, ne avete vista una più coltivata dell’Italia“(Marco Terenzio Varrone, 116 a.C. -27 a.C.). E ancora, in tempi più recenti: “Se potessi liberamente scegliere il mio domicilio a libero piacere, vorrei vivere in Italia per il resto della mia vita” (Albert Einstein).
“Allora è una gran fortuna essere nati in Italia, ed è una fortuna poterla girare: io tra qualche settimana sarò a Napoli!”
“Una terra fantastica, la nostra, circondata dal mare e coronata di montagne”.
Cerchiamo qualche dato sulla rete: oltre 4mila musei, più di 6mila aree archeologiche, 85mila chiese soggette a tutela e 40mila dimore censite.  Si stima che l’Italia concentri dal 60% al 75% di tutti i beni artistici esistenti in ogni continente. Che tradotto più semplicemente significa che, al netto delle bellezze naturali (quelle non sono state create dalla mano dell’uomo), almeno due terzi delle cose belle che ci sono da vedere al mondo sono racchiuse in questo minuscolo lembo di terra. Perché, a prendere un mappamondo o un atlante, l’Italia è davvero piccola.
“Però è anche vero che da noi non tutto funziona…”, ecco la prima obiezione (non sarà l’unica).
“E infatti non si riesce mai abbastanza a valorizzare il turismo”.
“Ho letto che Pompei, che ho visitato qualche anno fa, rischia di cadere a pezzi”.
“Ed anche i terremoti hanno lasciato cicatrici apparentemente non rimarginabili: sono stato  all’Aquila e nelle Marche”.
Ciascuno di noi racconta la propria esperienza, spesso le vacanze, oltre all’immenso fascino, rendono la misura dell’inadeguatezza con la quale amministratori pubblici non sempre all’altezza hanno dato rassicurazioni fuori luogo, e quel che è peggio non rispettate.
“E le strade di Milano, sporche di graffiti che molto spesso non hanno niente a che fare con l’arte?”.
“Posso aggiungere che sono davvero brutti?”
“E vogliamo parlare del cosiddetto “degrado urbano”, che colpisce soprattutto le grandi città, e le periferie in particolare, con quei casermoni che sembrano alveari, più che case?”
“A me preoccupano anche questi giovani; sono giovani come me, ma sempre attaccati al cellulare, che sembra diventata una prolunga della loro mano. Chissà se a tavola, quando usano forchetta e coltello, lo appoggiano da qualche parte…”
“Anch’io li vedo sui mezzi pubblici, sono sfrontati e villani, fanno quasi paura…”
“Attenzione – il capo-redattore è qui chiamato a fare da moderatore – a non fare di ogni erba un fascio. E ricordatevi cosa diceva il buon Confucio (la frase per i redattori è quasi un tormentone, per quante volte è stata ripetuta): fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.
La faccenda della “mancanza dei valori” è argomento che emerge spesso, a sottolineare una carenza educativa che molti tra noi considerano uno degli snodi che la politica ed anche la società dovrebbe affrontare con ben altro impegno.
“Mi sa che in questo tempo ci tocca vivere una specie di duello: bellezza contro bruttezza”, dall’esito tutt’altro che scontato.
Cerchiamo ricette, ma sono tutte incentrate sulla severità: lo stato dovrebbe… la scuola potrebbe… se la famiglia tornasse a…
Soluzioni insufficienti, certo, ma noi ci teniamo a testimoniare il desiderio e la voglia di essere protagonisti delle nostre vite.
“Forse una risposta vera o propria non c’è…”
“Forse basterebbe che ciascuno facesse il proprio dovere di cittadino”.
Forse… e se no?
Non sarebbe la prima volta che le nostre discussioni finiscono con un retrogusto che lascia amaro in bocca. È il rischio che si corre ad affrontare temi ben più grandi delle nostre forze.

Siamo già quasi ai saluti quando in maniera del tutto casuale, stampata su articolo neanche letto fa capolino una frase di Antoine de Saint-Exupery, l’autore del Piccolo Principe (quello sì, l’abbiamo letto quasi tutti). Che dice: “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare la legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”.
Breve pausa, poi una voce: “Mmmmh… bella! Ce la mandi con whatsapp che me la scrivo su un quaderno?”.
Verranno tempi per farne buon uso.
Ma… se quei tempi fossero qui, adesso?

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